a cura di Aurelio Patella
Due stagioni di crescita, un gruppo costruito passo dopo passo e un risultato destinato a lasciare il segno nella storia dell’ASD Campiglia 1914. Una società profondamente legata al territorio e alla propria longeva tradizione calcistica, che dopo un lungo percorso di lavoro e programmazione ha ritrovato entusiasmo e ambizione, conquistando nel maggio 2026 la storica promozione dalla Terza alla Seconda Categoria.
Al centro di questo percorso c’è Jacopo Isolani, classe 1981, arrivato sulla panchina del Campiglia nel gennaio del 2025, a campionato avviato, per guidare il nuovo corso tecnico della società. In una stagione e mezza il tecnico ha contribuito alla costruzione di una squadra capace di crescere progressivamente, consolidando un gruppo competitivo e raggiungendo, nel 2025/2026, l’obiettivo più importante: il salto di categoria.
Un traguardo che rappresenta non soltanto una soddisfazione sportiva, ma anche il risultato di un progetto nel quale società, staff tecnico e giocatori hanno lavorato in sinergia, riportando il Campiglia a confrontarsi con una categoria superiore e alimentando nuove aspettative intorno alla squadra e a tutta la tifoseria.
Oggi, dopo quasi due campionati consecutivi sulla panchina bianconera, Isolani è chiamato ad affrontare una nuova fase del progetto. Il Campiglia si presenta al via del campionato di Seconda Categoria – Girone H con una rosa di 27 calciatori, nove dei quali nuovi innesti, e con l’impegno parallelo, peraltro già iniziato con un pareggio e una vittoria, in Coppa Toscana. Una stagione ricca di insidie, nella quale la società punta a consolidare il percorso intrapreso e a dare continuità alla propria crescita sportiva.
Con il tecnico Isolani ripercorriamo dunque il biennio che ha portato alla storica promozione, analizzando il lavoro svolto, l’evoluzione del gruppo e le scelte della società, fino alle nuove sfide e alle prospettive future dell’ASD Campiglia 1914.
Un anno e mezzo, due stagioni di crescita e, soprattutto, una storica promozione. Mister Isolani, tornando indietro al 2025, quali sono stati i momenti e le scelte che hanno segnato maggiormente questo percorso sulla panchina del Campiglia?
“Quando sono subentrato all’inizio del 2025, a campionato in iniziato, ho scelto la strada della continuità con la precedente gestione: rispettare il lavoro fatto e poi, passo dopo passo, imprimere le mie idee. Ho puntato tutto sulla solidità del gruppo, costruendo un rapporto di fiducia con i ragazzi e lavorando per confermare il maggior numero possibile di giocatori in vista della stagione successiva. Il momento che ha cambiato il corso della mia avventura è stata la telefonata con il direttore sportivo Gianni Carbocci l’8 gennaio 2025: mi diede solo cinque minuti per decidere, una scelta presa d’istinto che oggi riconosco come la più giusta. Quel sì, unito al lavoro quotidiano, ha tracciato la strada verso due stagioni di crescita e la storica promozione del Campiglia.”

La promozione in Seconda Categoria rappresenta il punto più alto del vostro biennio. Quali sono stati, secondo lei, gli ingredienti tecnici, tattici e soprattutto umani che hanno permesso alla squadra di raggiungere questo risultato? E quanto è stato importante costruire un gruppo solido dentro e fuori dal campo?
“Racconto la promozione come il risultato di più elementi che si sono incastrati: coesione del gruppo, qualità tecniche e scelte tattiche chiare. Ho sempre creduto che la squadra vincente nasca prima di tutto nello spogliatoio, per questo ho lavorato per creare un ambiente in cui i ragazzi volessero stare insieme e condividere ogni giorno gli stessi obiettivi.
Sul piano tecnico abbiamo sfruttato le qualità individuali dei giocatori, adattando il sistema alle loro caratteristiche e semplificando i compiti per favorire continuità e fiducia.
Ma il vero fattore decisivo è stato l’aspetto umano. La voglia di divertirsi, il rispetto reciproco e la disponibilità al sacrificio hanno trasformato il lavoro quotidiano in qualcosa di sostenibile e produttivo. Senza un gruppo solido dentro e fuori dal campo, nessuna idea tattica avrebbe potuto portare a una storica promozione.”
Dopo una stagione così importante, il Campiglia si presenta ai nastri di partenza con una rosa di 27 giocatori e nove nuovi innesti. Quanto cambia il lavoro di un allenatore nel passaggio dalla Terza alla Seconda Categoria e quali sono le principali caratteristiche che ha cercato nei nuovi arrivati?
“Il salto di categoria non è soltanto un avanzamento tecnico: è un cambio di prospettiva che ti obbliga a vivere ogni dettaglio con una precisione quasi maniacale. Fin dai primi allenamenti ho chiesto alla squadra di alzare l’asticella, perché la Seconda Categoria non perdona superficialità e richiede una qualità quotidiana superiore.
Con una rosa rinnovata, il lavoro sugli equilibri interni è diventato centrale. In accordo con il Direttore Sportivo abbiamo seguito una linea chiara: inserire giocatori in grado di aumentare il livello tecnico, ma soprattutto capaci di portare dentro lo spogliatoio quelle caratteristiche umane che fanno la differenza. Cercavamo profili pronti a integrarsi, a condividere la nostra mentalità e a diventare parte del gruppo senza forzature.
Il vero salto, alla fine, non è solo nella categoria: è nella cultura del lavoro che stiamo costruendo giorno dopo giorno.”
Quest’anno vi attendono due competizioni, il campionato di Seconda Categoria e la Coppa Toscana. Quali sono gli obiettivi che vi siete posti e che tipo di Campiglia vuole vedere in campo in questa nuova stagione?
“Dopo la promozione dello scorso anno, il mio primo obiettivo è dimostrare, prima di tutto a noi stessi, di essere all’altezza della Seconda Categoria. Voglio una squadra che non si accontenti: umiltà per apprendere rapidamente dalle avversarie più esperte e fiducia nelle proprie qualità per affrontare ogni partita con ambizione.
In campionato puntiamo a consolidarci, costruendo una identità chiara fatta di ordine tattico, intensità e concretezza nei momenti decisivi. In Coppa Toscana cercheremo di mettere alla prova la nostra capacità di adattamento, sfruttando l’occasione per far crescere chi avrà meno spazio e per testare soluzioni diverse senza perdere il filo del progetto.
Il Campiglia che voglio vedere in campo è una squadra coraggiosa e compatta: organizzata in fase difensiva, propositiva quando può attaccare e sempre pronta a lottare fino all’ultimo minuto.”

Questo è il suo terzo anno consecutivo alla guida del Campiglia. Guardando oltre il risultato immediato, quale futuro immagina per questa squadra e quali sono i passi che, secondo lei, la società dovrà compiere per consolidare il progetto sportivo e continuare a crescere?
“Ringrazio innanzitutto la società e tutto lo staff, con un ringraziamento particolare per il mio vice Andrea Simonetti: la sua presenza costante e il supporto nei momenti difficili hanno reso più sereno il nostro lavoro quotidiano in questo anno e mezzo. A Campiglia si respira un clima vero, e questo è un patrimonio che va difeso e valorizzato.
Guardando oltre il risultato immediato, credo che il percorso debba essere costruito su continuità e programmazione. Non basta vincere una stagione: serve una visione a medio termine che metta al centro la crescita del club in tutte le sue componenti.
Per me la chiave è la valorizzazione dei giovani. Investire sul settore giovanile, creare percorsi chiari di crescita e rafforzare le sinergie con le realtà limitrofe che lavorano bene con i ragazzi sono passi imprescindibili per alzare il livello tecnico e culturale della società.
Infine, serve professionalità nella gestione quotidiana: migliorare l’organizzazione, potenziare lo scouting e offrire percorsi di formazione per lo staff tecnico. Solo così potremo trasformare le potenzialità del Campiglia in risultati sostenibili e costruire un progetto che duri nel tempo.”
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